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Natura principale dell’Università è quella di essere un servizio sociale, che assicura la conservazione e lo sviluppo della cultura. Se l’Università è in rivolta l’ordine sociale costituito smarrisce le garanzie del suo futuro. Infatti l’Università forma persone destinate a far funzionare il sistema. Se l’Università è in rivolta tutta la struttura della nazione vacilla: c’è ragione di scandalo e anche di preoccupazione. Il principio di autorità su cui si regge la struttura dell’Università dei nostri giorni si proietta nel compromesso e nel marcio della corruzione, dove affoga ogni possibilità di contraddizione e quindi di riscatto. Gli studenti, causa la stessa struttura ammalata dell’Università, non sono messi nella condizione di partecipare. Essi non discutono e non decidono: sono passeggeri accidentali ed estranei di una istituzione che dovrebbe essere fatta per loro e che si giustifica solo per la loro presenza. La qualità di ciò che facciamo dipende solo da quanta libertà abbiamo per entusiasmarci. Non dobbiamo farci legare le mani dalla burocrazia e dalle norme che imprigionano l'immaginazione. Se lo IUAV non fa il suo dovere lo studente si disinnamora: nei casi migliori si svincola, si autoforma, segue conferenze, workshop e propone nuove ipotesi. Altrimenti soffoca nel mare quieto dell'università di massa che tutto appiattisce e mantiene, coltiva disinteresse e senso di rassegnazione, perde la purezza dell'ingenuità e dell'onestà, si sottomette al mercato, ai vincoli e ai problemi normativi della sicurezza, introduce nei suoi progetti elementi tecnici che il più delle volte ne snaturano intento e coerenza. Il problema è che queste sue realizzazioni andranno a cambiare il nostro paesaggio e la struttura spaziale delle nostre città, dunque condizioneranno la nostra società, appiattendo pericolosamente le differenze che sono la sola cosa in grado di generare le idee e la qualità della vita.