aprile 2008 |
CHE COSA NON VA ALLO IUAV?
affinché utilizzi le possibilità, offra occasioni, elimini le contraddizioni
QUALITA’ DELL’INSEGNAMENTO
l’università deve dare di più, deve offrire il sapere
Si abbandoni dunque la tendenza di una formazione automatizzata su modello di scuola superiore in favore di un educazione attraverso la cultura e i metodi, attraverso la chiarezza della teoria e della tecnica.
1)meritocrazia
2)libertà nel piano studi (non deve essere una norma imposta dall’esterno, ma una organizzazione chiara interna utile solamente all’insegnamento dell’Architettura)
3)professori strutturali (no ai docenti part-time incapaci di ottenere peso all’interno della facoltà, è necessario avere professori che intacchino la mente degli studenti e si facciano carico di un indirizzo e di una ricerca da dare allo iuav).
4)eliminare sprechi intellettuali, organizzativi e burocratici (evitare di mantenere la cultura del parassita)
5)risorse umane (orario settimanale generoso, no ai giorni pieni di lezione, che saturano l'attenzione e lo scambio di idee, magari dedicare il venerdì alle conferenze o agli incontri liberi anche con i professori.
Disporre di aule studio fisse con armadietti e luoghi dove lasciare i plastici, anche per risolvere i problemi del pendolarismo. Apertura notturna di almeno un aula ai magazzini, più sfruttamento ed attenzione agli spazi comuni in cui gli studenti si possano trovare).
6)occasioni: offerta di seminari e workshop facoltativi di qualità con accesso selettivo, che permettano agli studenti particolarmente motivati di effettuare esperienze significative (ILAUD, Villard...)
mantenere alto il numero e la qualità delle conferenze, concentrandosi sulla tematizzazione degli incontri, da effettuare anche in più giorni e con più relatori esterni.
concorsi per studenti, banditi internamente lo iuav per autoprogettarsi e gestire i propri spazi (giardini, aule, armadietti, spazi aperti...)
UNIVERSITA' - SOCIETA'
IUAV come "ente promotore"
Le Università devono riacquistare peso all'interno della società, specialmente nella situazione attuale.
Proporsi come ente di ricerca territoriale, mettendo ad uso pubblico il suo background culturale, eliminando di fatto interessi privati sulla cosa pubblica.
La ricerca, come progetto chiaro e puro, senza miscugli e secondi fini, può affondare nella vita del paese, proponendo delle nuove immagini per il territorio, non condizionate dalle emergenze o dalle committenze.
Per legittimare il nostro ruolo di professionisti e delegittimare quello degli speculatori, degli statisti e politici improvvisati architetti e urbanisti.
Al fine di una vita interessante non sottostare a norme statiche e giochi imposti da altri, ma progettare basandosi sulle nostre motivazioni e sulla capacità di saper vedere la città. |
30 aprile 2009 |
Una domanda, una risposta.
D: "Oggi si assiste purtroppo in Italia ad una grande lentezza nella produzione di cultura architettonica contemporanea. Cosa sta succedendo e come mai rispetto al suo Paese (la Spagna, dove è presente un alto livello di qualità della produzione) in Italia si assiste invece solo a sporadici episodi di architettura?"
R: "Credo che uno dei problemi che si sono verificati in Italia sia il fatto che, rispetto al periodo della dittatura quando era una priorità dello stato, l’architettura sia stata completamente emarginata.
Una grande responsabilità in questo senso è da attribuire alla classe politica che, condizionata dal rapporto stretto tra architettura e potere durante il regime fascista, ha erroneamente deciso di rompere questo storico legame tra architettura e politica delegando la costruzione del paese all’iniziativa del singolo.
Questo, ha prodotto inevitabilmente ad una bassa qualità architettonica soprattutto negli edifici pubblici che per primi dovrebbero essere, attraverso la loro carica istituzionale, l’esempio di cosa è una buona opera architettonica. Altro problema è il numero di architetti presenti nel vostro Paese; da stima effettuata ci sono circa 120.000 architetti in Italia rispetto ai 45.000 presenti in Spagna e Stati Uniti.
Inoltre va ricordato che le opere progettate e costruite dagli architetti sono pari solo al 15% della produzione edilizia, ma l’aspetto più grave è che in Italia possono costruire TUTTI, ingegneri e geometri compresi. Credo che sia una situazione drammatica, nonostante ci siano molti studenti e architetti bravi che quotidianamente si dedicano con passione a questa missione.
Alla fine spero che la nuova generazione di classe politica si renda conto che un Paese come il vostro merita un serio investimento in questo senso. In Spagna operano sul territorio la quarta parte degli architetti rispetto all’Italia, il volume di produzione è sicuramente maggiore in termini assoluti, ma la cosa fondamentale è che in Spagna possono costruire solo gli architetti.
In definitiva, eccetto l’ingegnere civile, tutta la produzione dell’industria della costruzione passa esclusivamente per la figura dell’architetto, e questo naturalmente porta con sè che sia l’architetto il responsabile ultimo di tutti i problemi che sorgono durante e dopo la costruzione.
In Italia invece sembrano essere sempre più forti le imprese e le agenzie immobiliari, questo credo che sia gravissimo, soprattutto per la qualità e la serietà dell’opera.
Questa situazione caratterizza l’architettura che si realizza nel mio Paese ed ovviamente ha permesso di restringere il campo della progettazione architettonica solo ai veri addetti ai lavori, garantendoci più lavoro e dunque più concorrenza, tenendo sotto controllo i tempi di realizzazione e riducendo il rischio di speculazioni, alzando la qualità media delle nostre città e soprattutto rendendo consapevole la società che una buona architettura incide sulla qualità della vita delle persone."
da “Saper credere in Architettura”,
Interviste n.33 a Guillermo Vazquez Consuegra
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30 aprile 2009

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All’ attenzione delle Università di Architettura Italiane nell’anno 2009
- Questa concezione medievale di trasmissione del sapere, ovvero l’Università che viviamo oggi, è ancora valida?
- E’ utile un tipo di preparazione superficiale in quanto suggestiva, e settoriale in quanto specializzante, sia pur carente nella formazione etica del carattere dell’architetto?
- Ogni anno vengono prodotte dalle nostre Università tonnellate di carni da macello che verranno date in pasto alle becere e corrotte condizioni del sistema italiano.
- Si acconsente al ruolo indiscusso delle imprese, delle agenzie immobiliari, dei tecnici e infine degli avvocati che speculando sul nostro lavoro influenzano e oscurano la nostra attività. Questo provoca la svalutazione del Mestiere di architetto come figura chiave nella redazione di un progetto.
- La mancanza di una posizione critica nei confronti della burocrazia causa sudditanza: ci imprigiona l’immaginazione e vanifica i nostri sforzi.
La situazione deve cambiare: deve partire dall’Università. Chi non si impegni ad affrontare i nostri problemi si dichiari pubblicamente responsabile del protrarsi della cancrena italiana.
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14 febbraio 2008 |
V-A-U-I (01)
L'Università è ormai una grossa impresa organizzata che si autoconserva:
taglia fuori ogni spunto creativo nel timore che diventi sovversivo… La responsabilità è della maggioranza dei docenti che pensano come burocrati e agiscono come funzionari.
Per nostra fortuna la scuola di Venezia è difesa da alcuni Maestri che hanno ancora a cuore la figura dell'Architetto, distribuiti
equamente nei cinque anni di corsi garantiscono una elevata qualità dell'insegnamento, ma non sono abbastanza o la loro VOCE non si sente all'interno dell'Università! Si lascia così il dilagare di una melma mediocre: la qualità dei progetti,
la mancanza di dialogo e di sana competizione tra gli studenti rispecchia senz’altro questa situazione di disagio.
Ormai si vedono sempre più professori che accettano e premiano progetti incoerenti e di immagine che si basano su luoghi comuni…
Basta! l'Università non può essere considerata un prolungamento delle scuole superiori… abbiamo bisogno di serietà e responsabilità.
QUANTO CI METTEREMO NOI, STUDENTI TUTTI, A CHIEDERE CHE TUTTO FUNZIONI?
...le capacità ci sono per attivare questo meccanismo propositivo-generoso…, l’ importante non è un fine o un ideale da raggiungere,
ma il MEZZO che ci permette di tendere a quella situazione ideale!
L'UNIVERSITA’ SI PRENDA LE PROPRIE RESONSABILITA’
Invece di svinarsi nel menefreghismo della situazione Italiana, ci dia la possibilità di trainare questo Paese con la ricerca,
sia attiva e propositiva, non si rifugi più in luoghi comuni, non ci costringa una volta finiti gli studi a scappare all’estero.
Si odia l'omologazione e la massa, che è considerata portatrice oggettiva di stupidità e di violenza; ci interessa una SOCIETA’;
dove gli individui conservino l'identità e possano relazionarsi.
Gli spazi che chiediamo sono necessari e saranno portatori spontanei di nuovi comportamenti, di nuovi ragionamenti, di nuove idee e fermenti.
E’ da egoisti continuare con la politica delle aule blindate, che chiudono alle 7:30, sorvegliate da telecamere e porte di vetro chiuse con catene e lucchetti… (ligabue)
Siamo sempre più costretti a vita da profughi per guadagnarci un luogo dove lavorare con tavole e plastici.
Si persegue con l’accentramento dei servizi, della burocrazia universitaria e degli studioli dei professori posti in luoghi strategici e confortevoli, che sono però utilizzati la metà del tempo e soprattutto da chi non è l'Università.
Ricordiamoci che loro sono qui per noi.. non viceversa!
Chiediamo vitalità, partecipazione, stimoli che producano altri stimoli.
1) aula studio centrale ai Tolentini (decentriamo la segreteria e la burocrazia!)
2) Università PUBBLICA aperta (spazi a disposizione 24h al giorno senza telecamere lucchetti e chiavi per andare in bagno!!!!!)
3) Che l’Università abbia più peso nella vita del Paese… si fa sentire più il papa che i Rettori!!!!! puntiamo allo sviluppo
o alla regressione mentale?
4)CONTRO i malafede e tutti i paralizzati da pregiudizi, contro quelli che non vogliono problemi, contro OCCHI CHE NON VEDONO...
…tu che funzione hai?
"Io so, credo, che uno degli scopi primi dell'architettura sia quello di stimolare la critica e non la
stupida beatitudine. La gente, da uno spazio significativo, deve essere continuamente portata a esperirlo in modo critico; deve accorgersi che si trova in una condizione che va continuamente rimessa in equilibrio e allo stesso tempo deve capire che non può esistere un equilibrio definitivo.
Ogni nuovo stato di equilibrio apre uno squilibrio che a sua volta crea un nuovo equilibrio"
Giancarlo De Carlo
La realizzazione di questi progetti non è facile perchè ci sono in gioco molti interessi di corta veduta, che vanno in senso
contrario.
VAUI http://groups.google.it/group/vaui
ve,14feb08 |
27 giugno 2008

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Lettera spedita ad alcuni prof. della nostra Università
Gentili professori,
vogliamo metterVi al corrente dell'attivazione di una attività exta-istituzionale promossa da studenti IUAV con l'intento di attivare l’interesse e muovere coscienze all'interno della Nostra scuola di Architettura.
Coscienti del preoccupante svilimento intellettuale, in favore di un accademismo soffocante, ai fini di avere un percorso universitario interessante e stimolante, abbiamo attivato uno spazio di confronto.
Ad oggi sono stati affissi alcuni manifesti per far conoscere l’iniziativa e creare un iniziale coinvolgimento. E’ stato inoltre aperto un sito internet in costante evoluzione con relativo forum per raccogliere idee e nuove ipotesi.
Chiediamo i Vostri pareri e nel migliore dei casi un vostro interessamento: abbiamo bisogno di Professori che strutturino la Facoltà e che, incidendo sul percorso formativo degli studenti, stimolino quel clima di fervore che tanto ha contraddistinto lo IUAV nel passato. Ciò che interessa è avere diverse opinioni, anche contrastanti, ma comunque forti e vive delle Vostre ricerche, per evitare l’appiattimento e l’automatismo normativo di una scuola che troppo spesso blocca l’immaginazione e che lascia solo spazio all’immobilismo e alla stupida beatitudine.
Ribadiamo la spontaneità e la purezza dell’intento, convinti che siano la base necessaria per l’attivazione di dinamiche altre che riaccendano il gusto del nostro fare.
La qualità di ciò che facciamo dipende da quanta libertà abbiamo per entusiasmarci.
I Migliori Saluti,
Buon lavoro,
VAUI spazio e società dello IUAV |